Pietro Sassu

Profilo biografico di Pietro Sassu

Pietro Costantino Sassu nasce a Sassari il 7 luglio del 1939. Ancora studente alle Medie, lascia la Sardegna per proseguire a Roma la sua precoce formazione musicale (il padre Giuseppe, oltre che stimato artigiano, era valente cornista) in quel Collegio Internazionale di Musica del Conservatorio di S. Cecilia, al Foro Italico, dove diviene allievo di Diego Carpitella e dove otterrà, poco più che ragazzo, un brillante diploma in corno sotto la guida di un maestro d’eccezione, Domenico Ceccarossi.

Studierà poi Composizione a Parma e Paleografia musicale a Cremona. La preparazione culturale si completerà solo al suo ritorno in Sardegna, nella metà degli anni Sessanta, quando conosce l’antropologo Gavino Musio e ne diventa collaboratore. Fu un ritorno a casa sollecitato dalla volontà, anche politica, d’impegnarsi concretamente nella vita culturale della propria terra. Una terra a cui rimarrà sempre profondamente legato, anche quando l’ampliarsi del suo orizzonte di ricerca e i nuovi incarichi professionali lo porteranno a vivere altrove.

La sua intensa attività di studioso, insegnante e ideatore di eventi, legati alla musica nelle più svariate forme, abbraccia da subito sia il versante della musica colta che di quella popolare. Alla fine degli anni Cinquanta, mentre già suona nelle orchestre più importanti (in particolare in quella della RAI di Roma), inaugura a Sassari la sua pionieristica attività di etnomusicologo: una simultaneità che lo accompagnerà sempre.

Ma anche nella didattica avrà modo di impegnarsi molto presto per salire nel corso della vita tutti gli scalini dell’insegnamento musicale: dapprima alle Medie per passare, nel ‘68, a Storia della musica presso il Conservatorio di Sassari e poi, nel ’77, a quello di Bologna. L’approdo all’Università è dell’’88, prima a Udine come Associato di Storia della musica alla Facoltà di Lettere e Filosofia, infine, nel ’95, come Ordinario di Etnomusicologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Basilicata, dove a lungo continuerà a tenere contemporaneamente anche il corso di Storia della musica. A coronamento del costante interesse didattico, il suo contributo a Matera sarà determinante nell’attivazione del Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria.

É davvero arduo cercare di elencare tutte le sue campagne di ricerca. Comunque, oltre a quelle incessanti in terra sarda (alcune saranno per conto dell’Istituto Etnografico di Nuoro), spiccano quelle commissionate dalla Discoteca di Stato (dopo quelle sarde, il Friuli, insieme a Piero Arcangeli nel ‘75, e l’Emilia nel ’7Smilie: 8) nel mentre, su invito di Roberto Leydi per conto dell’Ufficio Cultura del Mondo Popolare presso la Regione Lombardia, iniziava i suoi importanti rilevamenti nel Bresciano e nel Bergamasco, e più tardi in Lomellina.

Al ’77 va datata la ricerca in Ossola, proseguendo intanto la lunga assiduità col Trentino che gli permise di continuare a riflettere sulla polivocalità dell’arco alpino (un campo approfondito poi, in particolare, con la vasta ricerca promossa a Premana in Valsassina, un caso importante ed esemplare, già da lui “scoperto” nel ‘75).

Nel ‘78 arriverà poi, dalla Cooperativa culturale “Un paese vuole conoscersi”, un nuovo incarico a Sant’Alberto di Ravenna: un lavoro a vasto raggio in stretto contatto con una committenza così speciale. L’attività di ricerca si sposterà poi, ancor più intensa, in Friuli e in Basilicata, per la sua assidua presenza in quelle regioni conseguente agli incarichi universitari.

 

Pietro Sassu ha sempre partecipato come relatore a numerosissimi convegni e ha tenuto una grande quantità di conferenze e seminari, oltre che in ambiente universitario, nelle più svariate istituzioni culturali. Pubblicista dal ‘72, svolge incessantemente anche attività di cronaca musicale e divulgativa, oltre che con articoli e recensioni in quotidiani e riviste, anche attraverso cicli di trasmissioni radiofoniche e televisive (del ’70 è, per la RAI, quello che lui si divertiva a chiamare “Giro d’Italia” per documentare canti tradizionali al fianco di Daisy Lumini) e collaborando, in qualità di consulente e curatore dei testi, alla realizzazione di alcuni documentari audiovisivi e cinematografici.

Fu inoltre organizzatore e curatore di rassegne concertistiche (I Colloqui di musica mediterranea ad esempio), .

 

ma non mancarono esperienze di composizione: firma le musiche per il film di Gavino Ledda, Ybris, prodotto dalla Rai nell’’84,

e quelle per la rappresentazione teatrale di Vite a scadenza, su testo di E. Canetti, nel ‘95. Ideò anche progetti drammaturgici: molti per la cooperativa Teatro e/o Musica di Sassari, che seguì sempre con particolare interesse, e l’ultimo, Ecce Homo. La passione delle voci, realizzato per la Corte Hospitale di Rubiera nel 1999; sempre, ancora, musica colta e popolare insieme

L’incessante attività di ricerca lo porta a curare l’incisione discografica di diversi documenti sonori inediti e a pubblicare molti saggi di interesse etnomusicologico e storico-etnografico.

Per la Sardegna ricordiamo, tra gli altri: La gobbula sassarese nella tradizione orale e scritta (196Smilie: 8); Funzione degli stereotipi nel canto sardo (con L. Sole in “Rivista Musicale Italiana” n. 1, 1973); Le strutture della musica sarda (in Carpitella – Sassu – Sole, Musica Sarda, 1973); Gli strumenti della musica popolare sarda (in G. Spanu, Sonos, 1995); La tradizione polivocale in Sardegna, (in C. de Incontrera, a cura, Nell’aria. Il Mediterraneo e la musica, 1996); Microstrutture melodiche nella musica sarda (in G. Lallai, a cura, Launeddas, 1997); I repertori della musica sarda. Le microscale (in Rapporti tra musica etnica e jazz, 199Smilie: 8); Le voci di Sassari (199Smilie: 8); Canti a Sorso (2000).

 Frutto delle ricerche nel nord Italia: Canti della comunità di Premana (in Leydi, Como e il suo territorio, 197Smilie: 8); Racconto di una cultura (in AA. VV., Premana, 1979); Tra cielo e terra, un paese (in Melli – Sassu, Civiltà delle acque, Sant’Alberto di Ravenna, 1985); Un repertorio di mondariso (in Leydi – Pianta – Stella, a cura, Pavia e il suo territorio, 1990); Romagna: le voci (1991), Verifiche delle ricerche di Pratella nel repertorio di Sant’Alberto di Ravenna (in D. Tampieri, a cura, Francesco Balilla Pratella, 1995); I canti della devozione e Filastrocche intonate (in F. Chiocchetti, a cura, Musica e canto popolare in Val di Fassa, II volume, in “Mondo Ladino”, anno XX, 1996); Una ricerca tra i Ladini di Fassa, (in W. Deutsch-G.Haid, Beiträge zur musikalischen Volkskultur in Südtirol, 1997).

 E, ancora: tra il ‘63 e il ‘67 compila tutte le voci di argomento etnomusicologico per il DEUMM UTET (la voce Africa verrà aggiornata nel ‘76); Etnie musicali: modelli di vita, modelli di cultura (in Educazione musicale in una società multietnica, “Quaderni di musica applicata”, n. 15, 1992); L’alterità musicale (in “Sonus – Materiali per la musica contemporanea”, fasc.16, 1996); Musica e rito: la musica è rito (in Musica e Riti. Catalogo IX Rassegna internazionale del Documentario etnografico, 199Smilie: 8). Infine, Dall’Etnofonia all’Etnomusicologia. Un secolo di studi sulla musica popolare italiana (un importante saggio che ancora attende di essere pubblicato nell’ambito di un volume di studi sulla musica italiana del Novecento).

 E qui l’elenco si interrompe bruscamente: Pietro Costantino Sassu muore all’ospedale di Sassari, il primo luglio 2001. Molti erano ancora i suoi progetti di studio (ad esempio Voci di donna e il così desiderato Corpus della musica sarda) e le nuove iniziative alle quali stava dedicandosi (come l’allestimento del “museo sonoro” di Torralba) e di cui non vedrà la luce.

 

 

(Questo non può che essere un profilo biografico sommario, la prima mappa di una vita intellettuale molto complessa che, per l’intrico di attività e di interessi, di incontri e di impegno, merita di essere più compiutamente ricostruita e raccontata. Per capirne l’importanza e cogliere l’eredità di chi “è stato Musicologo davvero soprattutto sul campo, sporcandosi le mani e dedicandosi con fervore a tutta la musica”, come si è espresso su Internet Daniele, un suo allievo di Gorizia, quattro giorni dopo la sua scomparsa.)

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